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Colonscopia Virtuale Low Dose

La Colonscopia Virtuale è la nuova metodica radiologica di studio del colon, alternativa o integrativa della colonscopia tradizionale in specifiche situazioni cliniche. Negli ultimi tempi sono stati introdotti molti elementi innovativi che hanno migliorato la qualità dell'esame e la sua affidabilità.


Novità nei metodi di preparazione

Elemento fondamentale per una buona qualità diagnostica dell'esame è l'adeguata pulizia intestinale. Fino a qualche tempo fa per ottenerla si adottava la soluzione in uso per la colonscopia tradizionale, cioè la pulizia catartica con polietilenglicole.
Questo rappresentava una limitazione in quanto, a fronte di un esame non invasivo, esisteva il limite della preparazione analoga all’esame invasivo tradizionale, mal tollerata dai pazienti.
La soluzione al problema è arrivata con le tecniche di marcatura fecale.
Possono essere marcati il fluido e i residui fecali solidi. Il fluido potrebbe infatti coprire eventuali lesioni polipoidi e i residui fecali non sono sempre facilmente differenziabili dai polipi. Per la marcatura di questi elementi si utilizza una sostanza radio-opaca – un mezzo di contrasto idrosolubile - che viene assunto per via orale in contemporanea con un purgante, esclusivamente il giorno precedente l’esame.
Grazie a questa soluzione la tolleranza del paziente a questo esame è diventata molto superiore a quella per la colonscopia tradizionale.

 

Novità tecnologiche per l'esecuzione dell'esame

Nel corso degli ultimi anni l'European Society of Gastrointestinal and Abdominal Radiology (ESGAR) ha introdotto dei nuovi protocolli d’esame chiamati Low Dose e Ultralow Dose che consentono di ottenere immagini di qualità diagnostica pur utilizzando delle dosi di raggi X significativamente basse.

Il Centro SME si attiene a tali protocolli e limita l’esposizione ai raggi X rispetto ad apparecchiature convenzionali utilizzando un Tomografo Computerizzato multislice 64/128 dotato non solo di software per la riduzione della dose radiante in funzione delle caratteristiche anatomiche del paziente, ma soprattutto dell’innovativo sistema di ricostruzione iterativa delle immagini, conosciuto come AIDR (Adaptive Iterative Dose Reduction), che riduce del 75% la dose di raggi X rispetto alla tecnica convenzionale, migliorando contemporaneamente la qualità delle Immagini.


Novità operative nell'effettuazione dell'esame

Un ulteriore progresso è legato alla possibilità di utilizzare un insufflatore automatico di anidride carbonica (CO2) per distendere il colon nella fase preliminare di esecuzione dell’esame. La CO2 presenta alcuni vantaggi rispetto all'aria: viene insufflata lentamente monitorando elettronicamente pressione e volume del colon; è assorbita dalla parete intestinale limitando il residuo gassoso post-esame. In sostanza è meglio tollerata dal paziente e riduce il rischio di perforazione.


Novità nei software di visualizzazione

L’insieme dei dati ottenuti dall’acquisizione volumetrica TC del colon, che con l’apparecchiatura installata al Centro Medico SME avviene con risoluzione isotropica di 0,5 mm, è successivamente convertito in immagini 2D che visualizzano delle sezioni di tessuto dello spessore di 5 mm.
L'analisi primaria 2D prevede la valutazione su una workstation delle singole scansioni assiali ed eventualmente delle ricostruzioni multiplanari, riservando le immagini 3D endoluminali alla soluzione di problemi di interpretazione (ad esempio, diagnosi differenziale tra un polipo e una plica ipertrofica).
I progressi nel software offrono innovazioni sempre più interessanti. Infatti, alla classica "navigazione virtuale" si affiancano attualmente nuove modalità di visualizzazione, nelle quali il volume di dati 3D viene aperto e "sezionato", al fine di ottenere una più rapida analisi delle immagini.